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la storia

Una Storia importante 

La storia di questo mobilificio è la storia di una persona che a 11 anni è costretto a cambiare città con tutta la sua famiglia. Era il 1938, erano gli anni in cui stava iniziando la seconda guerra mondiale, era l’anno in cui la nazionale italiana, guidata da Vittorio Pozzo, vinse il suo secondo Campionato mondiale battendo a Parigi per 4-2 la nazionale ungherese. Vito a 11 anni arriva a Torino, suo padre falegname, sua madre casalinga. Si stabiliscono in Corso San Maurizio 34, nei pressi de “la Mole Antonelliana”. Forse non tutti sanno che La Mole Antonelliana è il monumento simbolo della città di Torino.

Situata nel centro storico di Torino, prende il nome dall'architetto che la costruì, Alessandro Antonelli. Alta 167 metri è stata per lungo tempo la struttura in muratura più alta d'Europa. Vi ha sede il Museo Nazionale del Cinema Il laboratorio di falegnameria nella parte antistante e l’abitazione sul retro. A Torino vissero gli anni della guerra. Durante questo periodo Vito frequenta la scuola ed incomincia a formarsi. Finita la guerra Vito cominciò a pensare al futuro.

Nel 1949 arriva in Italia un gioco chiamato "sportfoot” , il billiardino che in Italia si chiamò e si chiama tutt’oggi “Calcio Balilla”. E Vito colse subito l’opportunità iniziando a venderne in quantità sorprendenti soprattutto in Germania. Dopo qualche anno però in Italia ne fu vietata la vendita perché si riteneva che distraesse i ragazzi dai propri impegni. Nel 1952 Vito conobbe Ines che nel 1954 sarebbe diventata sua moglie. Ines abitava a pochi metri dal laboratorio del padre di Vito e faceva la cassiera in un cinema di Prima Visione a Torino. Fu la svolta perché nel 1954 subito dopo sposati realizzarono il primo show room. La sede fu la propria abitazione. Una casa antica senza corridoio: una stanza dopo l’altra. Per loro quella casa divenne un'opportunità e vi realizzarono il primo negozio: “una proposta dopo l’altra”: una camera poi una cucina poi un soggiorno e così via. Tennero per loro solo una stanza, l’ultima, quella più in fondo. E li vissero per diversi anni, anni di sacrifici, gli anni più importanti

Le cose iniziarono ad andare bene e nel 1963 decisero di partecipare alla fiera di Torino in Piazza Vittorio. Nel frattempo la famiglia era cresciuta. Erano arrivati già due figli (Andreina e Giovanni). Vito voleva acquisire solo 6 stand, ma Ines (“dato che io sono una a cui piace rischiare” ripete sempre ancora oggi quando ci viene a visitare in negozio) si oppose perché sentiva di poter fare di più. Prenotarono, acquistarono e allestirono 12 spazi espositivi non curandosi di come avrebbero fatto per saldare il conto. 
La favorevole congiuntura internazionale e la voglia di riscatto determinò in quegli anni in Italia un vero Boom economico. Va dato quindi atto a questi due giovani di aver fatto la scelta migliore: 12 spazi espositivi in una esperienza nuova per tutti anche per chi organizzava l’evento. I preparativi furono estenuanti.

Mentre suo marito e suo fratello Mario montavano gli stand e li allestivano, Ines si occupò del tocco finale: copriletti, quadri, oggetti vari. Erano le tre di notte, a pochissime ore dall’inaugurazione e lei era ancora li sulla scala che appendeva gli ultimi quadri. Sentiva troppo quell’appuntamento, era troppo importante. Quella Fiera fu un successo. Ben quindici contratti stracolmi di merce (ogni contratto conteneva minimo una camera e una cucina). Un piccolo aneddoto raccontato dalla signora Ines: l’ultimo giorno di fiera, Andreina – la loro primogenita - a soli 8 anni riuscì a vendere la sua prima cucina. Erano le 23,00 e Andreina mi disse “Mamma vieni a scrivere il contratto perché i signori hanno deciso di comprare la cucina”. 

I mobili che i sigg. Vino vendevano provenivano da “Milano, Pesaro e … tanta, tanta, tanta Toscana”. Entrambi in quel periodo viaggiano molto visitando i fornitori alla ricerca dei prodotti migliori da vendere ai potenziali clienti. L’aspetto commerciale lo curava Vito mentre a Ines piacevano molto di più gli aspetti pratici. E mentre Vito era in ufficio ad acquistare mobili, Ines si recava in fabbrica a soddisfare le sue curiosità sulla produzione, sull’imballaggio e sul trasporto dei mobili.

All’epoca Vito, appassionato di automobili, aveva una Fiat 1500. Da queste visite ai fornitori venivano fuori ordini di camion interi. Arrivavano 5-6-7 camion al giorno pieni di merce. E qui ci voleva una grandissima capacità nello scegliere i prodotti giusti, quelli che si vendevano, quelli che la gente desiderava. Cominciarono ad avere problemi logistici, i mobili da immagazzinare, lo spazio dove esporli non bastava più, i clienti aumentavano e dovettero prendere una grande decisione. Decisero di continuare a realizzare il loro sogno. 

Nel 1964 inizia la costruzione di una nuova struttura di 8000 mq. in provincia di Torino e precisamente a Pino Torinese. Fu un’altra ardua scommessa. I rischi non mancavano ma l’esperienza e la sicurezza aumentava in entrambi: “Erano gli anni del boom economico e i mobili si vendevano tant’è che eravamo costretti a lavorare anche di domenica”.  Si creava la fila di macchine lungo la statale che conduceva al nuovo negozio di Vito e Ines. “Tant’è che spesso la polizia si recava da noi per chiedere cosa fosse successo”. 

Nel 1967 la famiglia si allarga ulteriormente, nasce Luisella la terzogenita. Il papà di Vito un giorno esterna una sua volontà sotto forma di idea: “facciamo qualcosa a Barletta”.

Le cose andavano molto bene a Torino, perché ripensare a Barletta? Così avrebbe pensato chiunque ma Vito e Ines continuarono a pensare a ciò che aveva detto nonno Giovanni e così decisero di cominciare ad acquistare pezzi di terreno a Barletta. 

Nel frattempo nascono alcuni negozi in centro a Barletta. Uno si trovava in via San Samuele n. 57 nei pressi della Pizzeria Zio Tom e un altro in via Milano nei pressi della chiesa dei Monaci Cappuccini. Il test sortì l’effetto sperato e..

Nel 1970, a novembre, quell’idea comincia a diventare realtà. Quanto già realizzato a Pino Torinese, ma con dimensioni decisamente maggiori, comincia a nascere anche a Barletta.

 Nel 1972 i lavori stavano per terminare. Sotto Vito e Ines in cantiere sul penultimo solaio. Ce l’hanno quasi fatta sta per nascere la loro idea. A novembre 1972 il mobilificio era già operativo. La gestione del mobilificio era stata lasciata a terzi. Ma le cose stentavano a partire e gli sforzi fatti per costruire questa bellissima struttura sembrava che non dessero alcun risultato.

A questo punto succede qualcosa che complicò di molto la situazione. Alcuni conoscenti contattano Vito e gli fanno sapere che occorreva una sua presenza costante a Barletta. In sostanza la gestione del punto vendita a Barletta non era completamente trasparente. Allora Vito si rese conto che non poteva delegare completamente la gestione del negozio e che l’unica decisione era di stabilirsi definitivamente a Barletta con tutta la sua famiglia. 

Quando si dice che la fortuna delle persone la fanno coloro che gli stanno attorno trova effettivo riscontro in questa storia. Infatti, alcun componente la famiglia ostacolò la decisione di Vito. Neanche i suoi figli ormai nella fase adolescenziale avanzata. Quindi tutti, ma proprio tutti, compreso Mario – fratello di Ines – con tutta la sua famiglia, partono per Barletta. 

La struttura di Pino Torinese viene venduta ad un’importante azienda alimentare e diventa il passato. Il futuro ora è Barletta.

Quando a Ines si chiede di questa scelta lei anche oggi non ha dubbi: “era una scelta doverosa per lavoro” afferma con decisione. “Mio marito era un grande lavoratore e io essendo figlia di commercianti non potevo che approvare la sua scelta”. 

La mamma di Ines aveva un negozio di salumi, formaggi, polli e conigli e frutta in centro a Torino. Il papà era un camionista e trasportava prodotti alimentari. Ed aggiunge “Qui a Barletta stavo bene, sono stata ben accolta fin dal primo giorno che sono arrivata, da quando abitavo su Largo S. Nicola”. La scelta di costruire l’attuale struttura di Barletta è stata comunque una scelta d’amore.
Infatti il papà di Vito aveva nostalgia di Barletta e voleva ritornarci.

 Non fu una scelta dettata dalla possibilità maggiore di fare business, ma fu solo per accontentare Nonno Giovanni. “No  è stata una nostra scelta per far contento mio suocero” così Ines oggi ricorda quella decisione. La scelta non è stata dolorosa per nessuno dei torinesi trapiantatisi a Barletta – con Ines c’era sua mamma, il fratello Mario sua moglie e sua figlia di circa17 anni – a Barletta siamo sempre stati bene accolti. E da qui si arriva fino ai giorni nostri attraverso passaggi importantissimi. Questa azienda ha passato momenti difficili, ma ogni elemento di questa famiglia, che con il tempo si è allargata sempre di più, ha contribuito a superare le difficoltà tendendo sempre di più verso situazioni che parlavano al futuro. Nel 1993 nasce Mobì.                  


In quegli anni comincia a farsi sempre più largo l’idea che l’organizzazione potesse anche andare al di fuori dell’ambiente familiare. 

Sono gli anni del passaggio generazionale. I tre figli di Vito se ne assumono completamente la responsabilità e il Mobilificio Torinese comincia una evoluzione positiva che ancora oggi continua a dare frutti interessanti. 

Nel 2000 il Mobilificio Torinese si rifà il look con una radicale ristrutturazione sia interna che esterna che lo porta ad essere riconosciuto come uno dei più bei negozi di mobili del meridione.      

Successivamente, nel 2009, nasce anche una divisione uffici che prende il nome di Emmetioffice.








 


 

 

 

Conclusione

Nel 1980 Vito Vino riceve il premio Qualità e Cortesia. 

Abbiamo raccontato a larghi tratti la storia di una realtà che altro non è se non la storia di persone. E la storia di persone che hanno dato la possibilità a una idea di realizzarsi. Queste persone hanno sognato – continuano a farlo – e quel sogno è stato realizzato grazie a enormi sacrifici. Quando questa storia vi sembra di difficile spiegazione pensate solo che Vito e Ines si sono indebitati per fare le cose, nessuno gli ha regalato nulla.

Infatti ad un certo punto ho chiesto a Ines: “Ma io non capisco….. come è possibile, come avete fatto a realizzare tutto questo? Non basta il boom economico, non basta buttarsi a fare qualcosa, non basta avere cervello. 
”E lei con estrema decisione: “ci siamo resi conto che c’era tanto da lavorare, potevamo farlo solo se ci mettevamo in moto ogni giorno. Bisognava darsi da fare e tutti non ci pensavano due volte” 

“Abbiamo chiesto dei prestiti, abbiamo venduto degli alloggi che avevamo…

“Per noi lavorare era gioia” 

Ma torniamo all’idea iniziale. Avevate alcune camere e vi avete esposto dei mobili. Ma avevate in mente di fare business, pensavate a fare i soldi oppure non ci pensavate?

E lei senza pensarci neanche una frazione di secondo e con una forza impressionante “non pensavamo a fare i soldi!!”

“Pensavamo soltanto a lavorare e a dare soddisfazioni a tutti quelli che ci circondavano in modo che loro fossero convinti che Vito e Ines sapevano fare qualcosa”

Questa è una storia come tante, è la storia di una idea che si è realizzata in 50 anni partendo da Torino. Però è la storia che viviamo noi tutti i giorni e ci sembra una gran bella storia.

“Ci siamo accaniti tanto io e mio marito, ci siamo accaniti tanto sul lavoro, abbiamo voluto dimostrare cosa eravamo capaci di fare”.In questa storia ci sono rapporti con fornitori, con clienti, con dipendenti. Ci sono rapporti quarantennali con fornitori, con dipendenti e addirittura con clienti.